Competitor AI: come riprendersi lo spazio nelle risposte generative
Per anni abbiamo lavorato pensando ai competitor in modo abbastanza ordinato: c’erano quelli della top 10 di Google, con cui mi giocavo i click sulle parole chiave che contavano, e c’erano i competitor di business, magari più forti sui social, riconoscibili come alternative al mio brand anche quando la SERP non li metteva davanti ai miei contenuti. Una mappa relativamente stabile, dove sapevo dove guardare.
Poi sono arrivati i motori generativi e quella mappa si è dilatata. Oggi chiunque venga citato accanto a me in una risposta di un LLM è, di fatto, un mio competitor perché si prende una porzione del mio spazio narrativo, della percezione che l’utente sta costruendo proprio nel momento in cui sta decidendo qualcosa. È un’estensione del concetto di concorrenza che vale la pena prendere sul serio, perché ridisegna le priorità: è una questione di posizionarsi certo e anche di essere raccontati nel modo giusto, accanto alle entità giuste, sui prompt giusti.
C’è anche un risvolto positivo, va detto. Lo stesso meccanismo che mi mette accanto a un’azienda con cui prima non avrei mai condiviso una SERP, mi apre anche un nuovo touchpoint con utenti a cui non sarei mai arrivata. Il traffico che arriva dai motori AI, almeno dai dati che ho potuto osservare, tende a essere più qualificato: le persone arrivano già scaldate, già parzialmente convinte, e restano più a lungo nella pagina. È un’opportunità reale e va presidiata.
In una recente masterclass di SEOZoom Academy ho condiviso un flusso operativo che uso proprio per affrontare questo tema. Lo sintetizzo qui in cinque punti chiave, che poi approfondisco uno per uno:
- Ridefinire chi sono i competitor in un ecosistema generativo
- Partire dall’audit classico, applicato sia al proprio sito sia a quelli concorrenti
- Misurare la visibilità AI con dati quantitativi e qualitativi nel tempo
- Analizzare come il brand viene raccontato e percepito dai modelli
- Tradurre le evidenze in interventi concreti sui contenuti
La nuova mappa dei competitor: chi sono davvero oggi
Il primo esercizio mentale è il più importante. Lo stimolo che ho condiviso durante la lezione è quello di smettere di pensare ai competitor solo come “quelli che mi fanno concorrenza per la stessa keyword” e iniziare a considerare anche i competitor di attenzione: tutti quei brand che, per qualche motivo, l’LLM decide di citare nella stessa risposta in cui cita me. Possono essere realtà internazionali, brand verticali su una nicchia minore, addirittura piattaforme social o community che diventano fonte. La conseguenza pratica è serve un occhio costante su chi compare accanto a noi nei prompt che contano, perché quella vicinanza modella la percezione del nostro posizionamento, nel bene e nel male.
Tornare alle basi: l’audit classico come punto di partenza
Per quanto il discorso sia tutto sull’AI, ignorare l’audit SEO tradizionale sarebbe un errore. Gran parte delle fonti che i modelli generativi usano sono ancora contenuti posizionati organicamente, e quindi le metriche di sempre continuano a parlarci. Io parto sempre da una lettura di insieme: forza e autorevolezza del dominio, parole chiave per cui siamo effettivamente posizionati, pagine che portano più traffico, presenza all’interno degli AI Overview.
La cosa interessante è applicare lo stesso identico schema ai siti concorrenti. Confrontare le strategie di contenuto fianco a fianco fa emergere subito le scelte editoriali altrui, i topic presidiati, eventuali ampliamenti opportunistici verso aree limitrofe che potrebbero “confondere” il topic principale. È un lavoro un po’ artigianale, ma è la base su cui poggia tutto il resto.
Dove ci nominano gli LLM: misurare la visibilità AI
Una volta sistemate le fondamenta, mi sposto sulla visibilità nei diversi ambienti generativi: AI Mode di Google, ChatGPT, Perplexity, Gemini. Qui i parametri da osservare sono due. Il primo è quantitativo, cioè su quanti prompt monitorati compaio rispetto ai concorrenti, e con quale distribuzione tra piattaforme. Il secondo è qualitativo: in che modo vengo citato, in quale punto della risposta, con quali parole. Aggiungo a questo un dato che spesso si sottovaluta: quali sono le fonti social più sfruttate dagli LLM nel mio settore. Se mi accorgo che una piattaforma come Reddit pesa molto nelle risposte del mio mercato (anche italiano, perché spesso vengono tradotte risposte costruite su fonti estere), devo decidere se e come presidiarla.
Un’avvertenza importante: questi numeri vanno letti come trend, non come fotografia. Il prompt è una variabile aleatoria, le persone scrivono in mille modi diversi, e una singola rilevazione vale poco. Quello che conta è l’andamento di settimana in settimana, di mese in mese. È un cambio di mentalità simile a quello che abbiamo fatto a suo tempo con il posizionamento delle keyword: smettere di guardare il singolo giorno e ragionare sulle curve.
Brand sotto la lente: come ci raccontano i motori generativi
Quando interroghi un modello sul tuo brand e sui tuoi competitor (chiedendogli percezione, punti di forza, debolezze, sentiment, archetipi narrativi), emerge un ritratto che non sempre coincide con quello che credi di proiettare. Può capitare di scoprire che vieni descritto come “alternativa economica” quando ambivi a essere percepito come leader; oppure che un competitor abbia conquistato la narrazione su un tema su cui sei in realtà più forte ma meno comunicato; o ancora che esista un’ambiguità di entità (cioè un’omonimia con un altro soggetto) che sta diluendo i tuoi segnali.
Quando utilizzi strumenti come Analisi Competitor AI di SEOZoom ci devi arrivare consapevole, dopo aver fatto i passaggi precedenti. I report basati su intelligenza artificiale possono contenere imprecisioni o allucinazioni, soprattutto quando i dati su un brand sono pochi (realtà giovani, nicchie piccole). Aver già lavorato sull’audit classico aiuta a capire quali insight tradurre in azioni e quali ridimensionare.
Dal report all’azione: contenuti che spostano la percezione
Tutto il lavoro precedente serve a prendere decisioni editoriali. Io distinguo due livelli di intervento. Uno riguarda quello che i modelli hanno “in pancia”, cioè la conoscenza al loro ultimo training, e che si modifica solo nel tempo, costruendo segnali coerenti che verranno assorbiti al prossimo aggiornamento. L’altro riguarda quello che i modelli pescano in tempo reale dal web, su cui si può agire più velocemente intervenendo su contenuti già esistenti o creandone di nuovi.
Dopo aver letto i report mi chiedo: ci sono temi su cui il competitor è percepito come più forte e su cui io ho in realtà più sostanza ma sto comunicando poco? Ci sono falsi miti su di me che vanno smontati con contenuti dedicati? Ci sono territori di nicchia (settori verticali, professioni specifiche, casi d’uso) che potrei presidiare con pagine ad hoc, come fanno alcuni concorrenti più piccoli ma più chirurgici? La risposta a queste domande diventa la roadmap dei contenuti dei mesi successivi.
Una nota finale, perché credo valga la pena ricordarla. Riprendersi lo spazio nei motori generativi è un lavoro di posizionamento di marca, di brand identity. Si parla agli LLM nello stesso modo in cui si parla alle persone: con coerenza, con chiarezza, con una storia riconoscibile. Quando questo accade, il modello traduce il tuo brand bene perché lo ha capito bene. E in fondo è sempre stato così, anche prima dell’AI: le aziende che vengono ricordate sono quelle che hanno deciso chi vogliono essere.