Workflow SEO + GEO: estendere la strategia di visibilità
Se sei qui mi rincuora sapere che non sei tra quelli che “la SEO è morta”. La mia esperienza, e quella di molti altri colleghi e colleghe, dice infatti l’opposto. La SEO si sta semplicemente estendendo. Google, Social, AI Visibility: il nostro lavoro serve a far sì che il nostro brand sia forte, compreso e citato. È qui che entra in gioco la GEO, la Generative Engine Optimization come naturale evoluzione operativa della SEO. Per questo motivo ha sempre meno senso pensare a due attività separate: quello che serve davvero è un workflow unico, dove analisi dei dati, strategia dei contenuti e costruzione dell’autorevolezza funzionano insieme. Ne abbiamo parlato a più voci nei webinar di Febbraio su SEOZoom Academy.
Inizio evidenziando i punti chiave, per poi approfondire nei prossimi paragrafi.
- Audit per iniziare. Il primo passo è capire qual è la situazione reale del brand e per questo serve un audit SEO e GEO per fotografare cosa esiste già online. Solo partendo da questa mappa è possibile individuare lacune, ambiguità e opportunità di rafforzamento.
- Analisi tecnica. La visibilità dipende anche da una base tecnica solida. Struttura del sito, dati strutturati, chiarezza delle pagine, architettura delle informazioni e accessibilità dei contenuti sono elementi che aiutano sia i motori di ricerca sia i sistemi AI a interpretare correttamente il progetto. C’è molto altro però.
- Sviluppo del piano editoriale. I contenuti diventano il modo più concreto per rafforzare autorevolezza e identità del brand. Il piano editoriale deve nascere dai dati: keyword research, analisi delle domande del pubblico, gap emersi nell’audit e temi strategici utili per consolidare competenza e riconoscibilità.
- Revisioni periodiche dei competitor e dei link in ingresso. È necessario osservare con continuità cosa fanno i competitor e come evolve il nostro ecosistema di menzioni e citazioni. Questo permette di capire dove intervenire con attività di digital PR e rafforzamento della reputazione.
- Monitoraggio dei risultati e definizione delle priorità. Ogni attività deve essere accompagnata da un monitoraggio strutturato. Analizzare ranking, traffico, presenza nelle risposte AI consente di capire cosa sta funzionando e, soprattutto, quali devono essere le prossime priorità operative.
Qualche spunto in più nelle prossime righe.
Audit integrati, snelli e che mirino in alto (con i piedi per terra)
Quando inizio a lavorare su un progetto, la prima cosa che faccio è guardare i dati. Un audit SEO e GEO serve proprio a questo: capire cosa esiste davvero online sul brand, non cosa pensiamo che esista. Molte aziende sono convinte di avere una presenza forte, ma quando si analizzano i risultati di ricerca, le citazioni e le fonti recuperate dai sistemi AI emergono spesso informazioni frammentate, incomplete o poco coerenti.
Un audit ben fatto osserva almeno tre livelli. Il primo è il sito: quali pagine esistono, come sono strutturate, quali contenuti stanno davvero portando traffico e quali invece sono invisibili. Il secondo livello riguarda l’ecosistema esterno: social, presenza in portali esterni, brand reputation. Il terzo livello è più recente: capire cosa emerge quando un utente chiede a un sistema AI informazioni sul brand o su un argomento collegato. Ne ha parlato Giuseppe Liguori per spiegare il punto di partenza da cui procedere con le attività GEO.
Questa fotografia iniziale va fatta con occhio strategico e con una visione ampia. Bisogna considerare le peculiarità di ogni settore, del tipo di progetto. È utile orientare l’analisi guardando anche alle opportunità di crescita, senza spararla grossa.
Siamo a un nuovo livello di analisi tecnica
La parte tecnica della SEO è una delle basi più importanti della visibilità. Se la struttura del sito è confusa, se le pagine non sono organizzate in modo chiaro o se i contenuti non sono accessibili ai crawler, anche il miglior contenuto del mondo faticherà a emergere.
Oggi questo vale ancora di più. I contenuti devono essere interpretabili anche da sistemi che recuperano, sintetizzano e riutilizzano le informazioni per generare risposte. Questo significa che la chiarezza strutturale diventa un fattore strategico.
Occhio però a concentrarsi solo su architettura delle informazioni, struttura delle pagine, dati strutturati. Per essere competitivi oggi la tecnica deve andare a braccetto con una progettazione che renda semplice e intuitiva la navigazione. Sì, anche la SEO tecnica diventa sempre più strategica.
Piano editoriale multi-canale e multi-formato: fatica sì, ma che soddisfazione
Dopo audit e analisi tecnica arriva il momento in cui si costruisce davvero la strategia di visibilità: il piano editoriale. Qui spesso si commette un errore comune. Si pensa che il piano editoriale sia semplicemente una lista di articoli da pubblicare. In realtà dovrebbe essere molto di più.
Un buon piano editoriale nasce dai dati. Keyword research, analisi delle domande del pubblico, studio dei competitor e lacune emerse durante l’audit diventano la base per decidere quali contenuti produrre e in quale ordine.
Va fatto in un modo nuovo, pensando alla buyer persona, con una regia all’interno del team marketing che declini l’idea centrale su ogni canale in modo coerente. E sì, tutto questo anche se il team marketing è composto solo da… te!
In questo senso il piano editoriale è uno strumento di costruzione dell’autorevolezza. Ogni contenuto diventa un tassello che contribuisce a definire come il brand viene percepito, citato e recuperato online.
Check, routine giornaliere, e tutto quello che serve per avere le idee chiare
Anche quando un progetto sta funzionando bene, il contesto continua a cambiare. I competitor pubblicano nuovi contenuti, ottengono menzioni su nuove fonti, costruiscono collaborazioni e rafforzano la propria presenza digitale.
Per questo motivo è fondamentale osservare con continuità cosa succede attorno al nostro progetto. Ne ho parlato in un focus dedicato alla giornata tipo di chi fa SEO: quali sono i workflow? Sia chiaro, proprio per quanto detto sopra che ogni progetto ha le sue caratteristiche. Tuttavia è importante far si che la raccolta dei dati dell’ecosistema sia costante, per alimentare il flusso virtuoso che ci porta a essere sempre in passo avanti. Non essere ossessionato dal tracking della singola keyword, siamo molto, molto oltre.
Fin che la barca va, lasciala andare. Ah no.
Tradizionalmente quando si parlava di monitoraggio si guardava soprattutto al ranking e al traffico. Sono ancora indicatori importanti, ma oggi non bastano più da soli. È utile osservare anche altri segnali: quali pagine vengono citate più spesso, quali contenuti vengono ripresi da altre fonti, come il brand appare nelle sintesi generate dalle AI e con quali competitor viene associato.
Questo tipo di monitoraggio serve soprattutto a capire quali devono essere le prossime priorità. Quali argomenti approfondire. Quali pagine rafforzare. Dove intervenire per migliorare la chiarezza o l’autorevolezza delle informazioni. Il fatto che tutto prosegua al meglio, non ci rende esenti dal cercare di fare in modo che la barca, il nostro business, raggiunga sempre nuove mete. Più sfidanti. A volte un buon risultato è anche solo il non aver fatto un passo indietro.
Quante cose, ne aggiungiamo altre?
Capisco la frustrazione che si può provare di fronte alla complessità che ha – sempre di più – la costruzione di un business. Per questo sono fondamentali i tool di SEOZoom che ci permettono di focalizzarci si quello che conta davvero. A insieme agli strumenti, c’è bisogno di visione, di nuove idee.
Il prossimo passo su SEOZoom Academy lo facciamo continuando a interrogarci su cosa è utile fare per avere una buona visibilità AI. L’impatto adesso è ancora minimo, ma è bene guardare al futuro.
Ci vediamo live!